venerdì 4 ottobre 2013

Inchiostro dagli anni '30


Non è semplice riempire dei fogli bianchi con inchiostro per esprimere i propri ideali o concetti, a volte è più semplice ricoprire il proprio corpo di inchiostro.
Si parla di espressione, in questo caso di “inchiostro sulla pelle” arte e pensieri che si uniscono alla propria pelle.

Recentemente ho portato il mio “concetto d’amore” sulla pelle, il mio credo sempre più vicino a me: 1930 è l’anno di nascita dei miei nonni materni, simbolo di amore eterno, il mio concetto d’amore.

Ed è proprio in questo momento così carnale ho pensato all’appartenere a qualcuno, amare e amarsi.
Se non si ama prima se stessi, se non ci focalizziamo su chi siamo, cosa vogliamo e da dove veniamo come possiamo costruire qualcosa che non trabocchi ?

I tempi che viviamo sono sempre più difficili, le relazioni durano quanto una delle peggiori serie televisive targate Mediaset, basta un cocktail per una lobotomia, e dimenticare tutto quello che c’è stato, e, basta “cancellare” qualcuno dalle proprie amicizie su qualche social per terminare il lutto. Tutto questo si ripete in maniera ciclica.

Spesso ho scritto pensieri rivolti alle coppie infelici, i miei punti di vista da antropologo dei poveri, studiare i comportamenti dell’uomo sotto la maschera dell’amore sta diventando un vero mistero degno da Mr. Holmes.

Qual è il nostro reale atteggiamento quando ci si presenta alla porta il postino dell’amore ? Cupido fa errori, ma siamo proprio sicuri che per colpa nostra Cupido non abbia perso la moralità ? Ci muoviamo troppo velocemente, dovremmo fermarci e pensare a cosa vogliamo ?

Questo errore lo facciamo in tanti, tergiversiamo il nostro amore verso chi vorrebbe esserci, perché ci spaventa o perché vogliamo scappare dalla condizione di vita da cui veniamo ? (ad esempio la situazione sentimentale famigliare, un argomento da approfondire.)
Domande su domande che portano a farsi altre domande, una cosa è certa dipende tutto da noi.

Mi manca la “vita reale” raccontata da chi ha lottato per conservare una semplice foto della persona che amava, di chi ha lottato per costruire un sorriso e di chi indossava le proprie lacrime in assenza del suo amore.
Non è più il 1930, ma vorrei ancora sentire: “Noi due ci apparteniamo”.

Jonathan

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